H.story in rianimazione

Un progetto di Medicina Narrativa presso il reparto di Terapia Intensiva dell’Ospedale San Giovanni Bosco di Torino con il supporto del dottor Giuseppe Naretto e del personale medico-infermieristico.

H.story in rianimazione


Chi e dove?
Un progetto in collaborazione con il dott. Giuseppe Naretto, rianimatore presso il reparto di terapia intensiva dell’Ospedale San Giovanni Bosco, AslTO2 Torino (direttore dott. Sergio Livigni) e curatore del blog nottidiguardia.it.

Il dott. Naretto ci ha chiesto di poter collaborare con lui andando ad inserire il nostro progetto all’interno del suo. Da un lato il blog rivolto alla narrazione delle esperienze del personale medico, che vive ogni giorno storie forti e spesso drammatiche; dall’altro il suo progetto volto al supporto dei pazienti e dei suoi familiari in momenti così intensi quali quelli che vengono vissuti in un reparto di terapia intensiva. Un elemento molto interessante del suo operato risiede nel ricontattare i soggetti un anno dopo il loro ricovero. Questo gli permette di stabilire un contatto con il paziente e di verificarne attentamente la sua situazione psicologia sfruttando i metodi della narrazione.

Medico rianimatore, si occupa in modo particolare di umanizzazione dei processi di cura sia all’interno della propria struttura ospedaliera, sia collaborando attivamente con enti istituzionali come il GiViTI (gruppo collaborativo di Terapie Intensive italiane che promuove progetti di ricerca indipendente) e con il Centro Nazionale Trapianti.


Da quando?
Il diario si trova attualmente in uso nel reparto di terapia intensiva a partire da giugno 2009.


Quali erano le esigenze iniziali del reparto?
I medici del reparto di Terapia Intensiva sono particolarmente attenti al rapporto medico-paziente trovandosi a vivere situazioni spesso drammatiche.

Per questo, hanno attivato una serie di iniziative rivolte a chi vive quotidianamente il reparto: oltre a medici e pazienti, i famigliari delle persone in cura. Una delle iniziative (oltre a quelle riportate sopra) è stata l’aumento dell’orario di visita a tutto l’arco delle 24 ore giornaliere, che ha spinto il personale medico alla ricerca di uno strumento che permettesse un migliore confronto con i familiari dei pazienti, divenuti presenza costante nel reparto.


Come si è integrato il progetto H.story?
Il diario H.story, inizialmente rivolto al paziente, è stato in questo caso messo a disposizione del familiare. Nel reparto di Terapia Intensiva, il paziente si trova spesso nell’impossibilità di comunicare personalmente ed è il familiare che lo deve “sostituire” nel rapporto con il personale medico, vivendo spesso situazioni di grande stress emotivo.

Per l’applicazione nel reparto di Terapia Intensiva del San Giovanni Bosco, il progetto H.story si è quindi limitato all’uso del diario, visto che è stato inserito in una strategia comunicativa già pianificata dagli operatori presenti.

Il diario inoltre ha cambiato utente: non più il paziente, ma le persone a lui vicine che in quei momenti in cui non possono comunicare con il loro caro, sentono la necessità di comuncarsi a lui.


Le storie
Riportiamo qui alcune storie trascritte dal primo diario utilizzato nel reparto. Le storie sono state rese anonime per rispettare la privacy e i sentimenti degli autori; si tratta quindi di storie realmente vissute, con un intenso carico emotivo.

Spesso non si tratta di un racconto o di un riepilogo di eventi, ma piuttosto di brevi sfoghi legati alle situazioni vissute.

Ringraziamo tutti coloro che hanno deciso di utilizzare il diario e speriamo che la rispettosa condivisione del materiale raccolto possa far comprendere l’importanza di un miglior rapporto tra paziente/familiare e il personale ospedaliero.

Scarica le storie >


L’intervista al dottor Giusepppe Naretto
In seguito all’adozione e all’uso del nostro diario in reparto, il dott. Naretto ha gentilmente risposto ad una nostra breve intervista disponibile di seguito.

Leggi l’intervista oppure scaricala in pdf.


I risultati del progetto e la pubblicazione scientifica

L’articolo “A narrative-based study on communication by family members in intensive care unit” è a cura di Stefania Di Gangi (autrice), Giuseppe Naretto, Nicole Cravero e Sergio Livigni. Qui di seguito pubblichiamo un breve asbtract in italiano dell’articolo.

Obiettivi
Il focus dello studio sono le storie scritte nel guest-book (i diari progettati da H.story) di una Terapia Intensiva dai familiari, o visitatori, dei pazienti. La finalità principale è quella di proporre una metodologia per l’esplorazione e l’analisi dei contenuti narrativi delle storie, in termini di bisogni, percezioni, grado di soddisfazione dei familiari (o visitatori) per il lavoro dello staff di TI.

Metodologia
Lo studio è di tipo osservazionale e retrospettivo, a partecipazione volontaria. Un numero di 440 storie, raccolte dal 2009 al 2011, descrive l’esperienza di 332 familiari, o visitatori, e 258 pazienti. Le storie sono state analizzate con tecniche di analisi statistica multivariata (cluster analysis). All’analisi quantitativa, si affianca l’analisi qualitativa dei contenuti narrativi delle storie.

Risultati
Le storie sono state scritte più frequentemente, (38%, 168 storie), in forma di lettera indirizzata al paziente. Il motivo principale che induce il narratore a scrivere è il poter dare incoraggiamento e motivare il paziente a vivere (34%, 150 storie), esprimendo amore o affetto (56%, 245 storie). In 65 storie, è stato fornito il feedback allo staff di TI, dove la competenza del personale è stata la principale caratteristica riconosciuta (31%, 20 storie). La cluster analysis ha evidenziato legami tra feedback positivo ed emozioni positive dei familiari (o visitatori).

Conclusioni
Lo studio suggerisce che il diario di Terapia Intensiva può essere un valido e semplice strumento di comunicazione tra pazienti e familiari e tra familiari e staff, poiché permette ai familiari di condividere pensieri, emozioni o opinioni che sono di supporto ai pazienti o danno motivazione allo staff.


Cogliamo qui l’occasione per ringraziarlo ancora una volta il dottor Giuseppe Naretto per la disponibilità e l’interesse che ci ha sempre riservato.

Manuela, Sara e Valentina

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