Dal curare al prendersi cura: la terapia del dolore

Ad aprile si sono svolti altri due incontri della rassegna “RACCONTI DI CURA: esperienze di salute di territorio”.

Il primo, dal titolo “La salute nel piatto degli elfi” ha visto Giuliana Cerrato, Scrittrice e Bibliotecaria dialogare con Sabrina Benedetto, Farmacista ed Educatrice Alimentare. Due persone molto particolari e straordinariamente complementari tra loro, tanto da rendere il tema della serata, l’alimentazione, estremamente semplice da affrontare e da comprendere. I contenuti del dibattito sono infatti emersi in modo assolutamente spontaneo all’interno di un intenso scambio di idee con il pubblico, restituendo alla nutrizione quella dimensione di convivialità e quotidiana cura di sé che va perdendosi in tempi tanto frenetici quali quelli in cui viviamo.

Giuliana Cerrato, laureata in filosofia, bibliotecaria e scrittrice, ha da sempre conservato dentro di sé la passione per il territorio, le proprie origini famigliari, l’amore per il cibo e concetti ad esso legati come la regionalità e la stagionalità. Questo suo vero e proprio culto per tutto ciò che riguarda ciò che mangiamo, l’ha portata a dedicare molto del proprio tempo nella personale raccolta e salvaguardia di patrimoni di ricette locali tipiche della zona in cui vive e di quelle da cui provenivano i suoi genitori. Da questo lavoro di riscoperta e rivalutazione di una delle tante tradizioni come quella del “ricettario di famiglia”, è nata la prima di due pubblicazioni “Ricette dalla terra degli Elfi”, edizioni Pintore, in cui ha raccolto la parte “vegetariana” del fare cucina senza voler, necessariamente, dargli una connotazione moderna. L’accezione deriva invece dalla sua scelta di calarla in un ambiente fantastico intrecciando le singole ricette ad un accattivante ritratto del leggendario mondo degli Elfi. Questo viaggio speciale risulta uno straordinario strumento di recupero del senso dello stare insieme e del prendersi cura degli altri attraverso le proprie creazioni in cucina.

Sulla medesima lunghezza d’onda anche Sabrina Benedetto, laureata in farmacia ed Educatrice Alimentare, ha voluto subito sgombrare il campo dagli stereotipi legati a diete, rinunce e preoccupazioni legate al peso ed alle sue implicazioni sulla salute. Il lavoro quotidiano dietro al bancone, la sua formazione e la sua attività di consulenza nel campo della nutrizione la portano a prodigarsi affinché le persone recuperino un corretto rapporto con il cibo, rispettino le proprie abitudini alimentari ed imparino ad ascoltare che cosa si sentono di mangiare, per istinto, senza forzature. Altro presupposto, anche per lei, è un ritorno alla sacralità dei pasti ed all’autenticità dei sapori per evitare comunque che, in un mondo veloce, stressante e superficiale quale in nostro, mangiare e farlo bene passi in secondo piano. Solo così si può ritrovare il piacere della buona tavola, non solo per riempire, ma per nutrire e preservare corpo e spirito.

Quest’ultimo concetto merita un po’ di attenzione in più e va in una direzione molto cara a Sabrina che da anni si spende affinché il consumo di farmaci sia più responsabile, non si senta la necessità spasmodica di affidarsi ad essi senza averne un reale bisogno e si riscopra l’importanza dell’alimentazione e del cibo sia in senso preventivo sia come farmaco (potere Nutraceutico). Fondamentali diviene informarsi bene sulle proprietà nutrizionali dei singoli cibi, sulla necessità di conoscere le proprie esigenze alimentari (a) in base alla composizione della nostra giornata e (b) per l’attività fisica svolta nonché prendere coscienza di come l’aumentare delle intolleranze abbia tra le sue maggiori cause i processi di trasformazione industriale delle materie prime che inseriscono sostanze nocive al nostro corpo depauperando gli alimenti di componenti talvolta essenziali per il suo corretto funzionamento.

Dal punto di vista pratico questo percorso passa attraverso cambi di abitudine molto semplici quanto essenziali quali il dedicarsi ad una ricerca di ingredienti di “casa tua” (provenienti da orti propri, coltivatori di fiducia, piuttosto che da mercati la cui filiera è molto corta), assaporare il piacere di stare a tavola (da soli o in compagnia), rivivere la sensazione di essere in pace con il proprio corpo quando si mangia e ritrovare amore, desiderio e, perché no, creatività quando cuciniamo le pietanze. In questo modo, non ritroveremo solo un rapporto equilibrato con il cibo, ma recupereremo anche una certa saggezza istintiva strumento un po’ primordiale, se vogliamo, ma che risulta poi fondamentale per avere una migliore percezione ed accettazione del nostro corpo. La sfida diviene quindi quella di ritornare a guardare che cosa succede intorno a noi in natura, dove si trovano le fonti di benessere attraverso l’alimentazione ed impegnarci, con il nostro agire quotidiano, affinché siano tutelate e valorizzate.

Messaggio finale dalle nostre ospiti è stato il seguente: “mangiare poco di tutto e troppo di niente” se poi volessimo fare un piccolo esercizio da affiancare ad un comportamento da consumatore consapevole spiegato prima, compiliamo un diario di ciò che mangiamo specificando tempi, dosi, tipologia di cibo, numero di pasti e così via. Quando andremo a rileggerlo, sicuramente recupereremo la dimensione della nostra alimentazione reale e magari riusciremo meglio a capire dove porvi dei limiti o che cosa ci ha dato prima il senso di sazietà. Gli effetti benefici sono garantiti, ma non si deve prescindere dalla conoscenza di chi noi siamo come individui dal punto di vista biologico-funzionale.

Il quarto incontro ha visto ospiti della serata Agnese Brussino (fisioterapista) e Michele Monti (medico algologo palliativista) entrambi volontari dell’Associazione Nazionale “Amici di Isal” – sezione di Nichelino (To). L’oggetto della serata dal titolo “Dal curare al prendersi cura: la terapia del dolore” è stato appunto il dolore. Il dolore fisico ma anche quello psicologico. E in particolare il suo trattamento, sia farmacologico, sia attraverso tecniche di movimento (chinesiterapia).

Avendo tra noi due esperti del dolore, il pubblico ha ampiamente interagito con domande e riflessioni personali, dimostrando un interesse vivace e il desiderio di un approfondimento puntuale. L’intervento congiunto del Dott. Monti, di Agnese Brussino e dello psicologo dell’associazione, ha potuto chiarire ai presenti le molteplici realtà di un problema diffuso di salute quale il dolore, prima che questo si cronicizzi. E’ proprio nella prima sua manifestazione che non si devono sottovalutare sintomi/segnali di dolore per evitare che nel tempo la situazione fisica peggiori in uno stato irreversibile.

Un’attenzione particolare dobbiamo concentrarla nella scelta di certi farmaci piuttosto che di certi altri, a costruire, così come la medicina narrativa ci insegna, un’alleanza costruttiva e progettuale sulla terapia, insieme all’esperto, che sia esso il medico di base, uno specialista, un consulente con precisa formazione in algologia. Buona parte della serata è stata dedicata a suggerire alcune tecniche di movimento praticabili quotidianamente, in casa al risveglio al mattino, o in altri momenti di pausa, e di sicura efficacia per mantenere un buon stato di salute delle nostre articolazioni.

Ci sembra importante sottolineare, come ha fatto Agnese Brussino, quanto non si sia mai abbastanza attenti a mantenere in movimento il nostro corpo, intendendo la pratica costante di una movimentazione di base quale ad esempio una passeggiata a ritmo sostenuto o il sollevare le gambe stando seduti. L’intervento dello psicologo ha poi integrato le informazioni sull’efficacia dei farmaci attraverso alcuni esempi di malesseri psicosomatici, espressioni di un dolore psicologico che non trova altri sbocchi se non il dolore fisico. In questo senso, è opportuno guardare al dolore come ad una manifestazione di una sofferenza che condiziona sempre anche la nostra mente, esponendoci a stati di ansia e di irritabilità, fino a depressioni legate alla perdita di ruolo, di un senso di efficacia.

Un altro gradito focus è stato quello sui diritti. Infatti, la terapia del dolore è un diritto, a partire dal 15 marzo 2010 il Parlamento italiano ha licenziato una legge in cui si afferma il diritto alla cura del dolore per ogni individuo indipendentemente dalla malattia e dall’età. La terapia analgesica viene abitualmente applicata in vari contesti, da quello oncologico, a quello postchirurgico, traumatologico,neurologico (in particolare cefalee, nevralgie…), a contesti con minor gravità, ma altrettanto invalidanti: come l’ortopedico/reumatologico,odontoiatrico…

Andrea Robotti Fuzzy Project

Pubblicato in H.story, medicina narrativa, racconto | Contrassegnato , | 1 commento

Una risposta a Dal curare al prendersi cura: la terapia del dolore

  1. Nicole scrive:

    Non mi capita mai di fare commenti sui blog che leggo, ma in questo caso faccio un’eccezione, perche’ il blog merita davvero e voglio scriverlo a chiare lettere!

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