Il racconto del 2° Convegno Nazionale Medicina Narrativa

Pubblichiamo oggi un racconto intenso redatto dal nostro socio Ubaldo Sagripanti, il quale ha partecipato all’importante giornata tenutasi a Foligno lo scorso 15 aprile:

Il futuro è aperto
FOLIGNO, li 15-04-2013 ore 08.45

La sala di Palazzo Trinci è già quasi al completo, segreteria impeccabile nelle operazioni di iscrizione dei partecipanti e clima umano in armonia col sole schietto d’un bel giorno di primavera.

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Foto di Mauro Zampolini (@mzampolini su Twitter).

Passato il quarto d’ora accademico, il convegno inizia con regolarità anglosassone: il saluto delle autorità è breve, autentico e attento a questa nuova realtà della medicina che vede, nella stessa sede folignate, il suo secondo incontro nazionale. Il coordinatore dei lavori è il dott. Pepe (editorialista della Repubblica) che per l’intera e intensa giornata, svolge il suo compito con un’autorevolezza leggera e ferma insieme. I relatori si succedono con una straordinaria fluidità passandosi il testimone da una disciplina all’altra con sorprendente continuità mentre la sala continua a riempirsi ancora: molti sono in piedi. Neurologia, cardiologia, diabetologia, pedagogia: è una staffetta entusiasmante corsa da una squadra affiatata che stringe saldamente il rapporto medico-paziente consegnandolo con sicurezza da una frazione all’altra…

Partecipo a congressi da decenni: mai vista una cosa simile!

Dal pensiero computazionale, alla neurofisiologia dell’empatia; dal metodo scientifico classico, all’ epistemologia dei sistemi complessi. Dall’EBM dell’ischemia miocardica alla NBM del malato di cuore di De André.
In apparenza, potrebbe sembrare un’eclettica mescolanza di stili, ma la sostanza ne rivela la coerenza profonda alla irriducibile proprietà della natura umana di infinita variabilità espressiva. Basta pensare al DNA: in costanza di struttura si possono avere innumerevoli possibilità di espressione.
Nell’uomo in particolare, le espressioni genetiche possono essere influenzate dal pensiero e dalle emozioni, come afferma Mauro Mancia circa la psicoterapia che:  “in quanto stimolo che nasce con la parola e si amplifica suscitando emozioni, affetti, identificazioni, partecipazioni e incorporazioni, è in grado di influenzare in maniera significativa l’espressione proteica dei geni. Per questa via, e considerata la struttura proteica dei canali ionici che regolano la trasmissione sinaptica e la loro plasticità, gli stimoli che si scambiano paziente e analista possono modificare anche stabilmente le funzioni sinaptiche di neuroni, circuiti e aree cerebrali. Ne deriva la possibilità che natura e cultura si influenzino reciprocamente e che la mente nelle sue espressioni normali e patologiche trovi un referente nelle funzioni del cervello.

Fino ad ora, sembra che il cervello umano sia l’unico organo al mondo capace di pensarsi e sentirsi. Quanto dimostrato per la psicoterapia è altrettanto vero per le altre relazioni umane, compreso il rapporto tra medico e paziente inteso come una relazione tra due menti molto più estesa di un rapporto tra un tecnico e un corpo.

I relatori del mattino si sono passati questo testimone.

Nel pomeriggio il convegno  è proseguito sulla necessita di porre le basi per una consensus conference da cui possano scaturire modelli di approccio, procedura e feed back confrontabili a livello nazionale e internazionale tali fornire le basi per una valutazione di efficacia e sostenibilità dell’approccio NBM (Medicina Narrativa). Questo non è mai stato proposto come alternativo ma sempre come integrativo dell’EBM, il cui apporto continua metodologico ad essere fondamentale e irrinunciabile. Anche in questa seconda batteria si è assistito allo stesso stile della prima staffetta, ma va rimarcato, che una frazione è stata affidata ad un care giver e non ad un operatore, ad una persona che portava la propria esperienza umana attraverso l’evento di malattia che aveva colpito un suo stretto famigliare. Ha corso al pari degli altri.

L’incontro si è concluso con l’annuncio del prossimo avvio di un Osservatorio Nazionale di Medicina Narrativa e dell’apertura di un sito internet in cui potersi incontrare e confrontare.

Alle 17.30 il convegno terminava e ognuno riprendeva la sua strada, ma stavolta si partiva con qualcosa in più, forse di nuovo per i più giovani e di ritrovato per i più anziani: il centro dell’atto medico, l’incontro con l’altro vissuto nell’attraversare insieme “l’incidente” della malattia.  E non si trattava solo di una romantica risonanza emozionale come quella all’uscita del cinema dopo un bel film: No!, ma della consapevolezza ritrovata del vissuto e della sua narrazione come strumenti clinici antichi e attualissimi che oggi dalla metafisica si avvicinano più alla scienza e che, molto presto, dimostreranno  efficacia e sostenibilità anche in termini economico-gestionali.

E, seppure il vissuto in quanto tale appartiene alla metafisica, lascerei una conclusione epistemologica a Popper da Il futuro è aperto:  “Il compito principale di una demarcazione tra scienza e metafisica consiste anche nel porre in libertà la metafisica. Si deve poter dire: questo è un problema interessante, purtroppo non è ancora scientifico, ma metafisico. Forse un giorno diventerà addirittura scientifico, in ogni caso ancora non lo è, se ne può comunque discutere”.

A cura di Ubaldo Sagripanti

 

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