L’ascolto e il racconto: i primi passi del percorso di cura per le vittime di violenza

Martedì 26 marzo scorso, ha avuto luogo presso i locali dell’Asl di Airasca (TO), il secondo incontro della rassegna “RACCONTI DI CURA: esperienze di salute di territorio”.
Ospite della serata è stato il Dr. Patrizio Schinco, responsabile del Centro di Supporto e Ascolto Vittime di Violenza DEMETRA, ubicato nel Presidio Ospedaliero Dermatologico San Lazzaro (interno al comprensorio dell’Ospedale Molinette). Specializzatosi in geriatria, ha poi esercitato per anni come medico di pronto soccorso ed è stato più volte testimone di numerosi casi di maltrattamenti domestici le cui vittime non ricevevano una valutazione attenta da parte del personale sanitario, ha constatato l’esistenza di specifici segni e/o traumi unicamente riconducibili a questo tipo di violenze, la scarsa abitudine dei medici a scrivere un referto oggettivo e avvalorante quest’ultimo aspetto nonché la necessità di dedicare del tempo e degli spazi particolari all’ascolto di queste persone per comprendere se si trovasse in una situazione di lieve o estrema pericolosità.

Stalking, percosse, ricatti economici, emotivi, psicologici e mobbing hanno come dinamica l’attacco alla singola persona e come conseguenza la destrutturazione della sua psiche con forti limitazioni della libertà di pensare ed agire in modo tranquillo. La complessità delle storie e delle vicende in cui è stato coinvolto hanno reso fondamentale la ricerca di uno specifico approccio che passi attraverso la condivisione. Mettere i protagonisti nella condizione di sentirsi sicuri nel rompere il silenzio intorno alla loro situazione, trovare il coraggio di far emergere quanto subito e le potenzialità di reiterazione del maltrattamento, è il presupposto principale.
Da questo la scelta di creare uno spazio dedicato all’ascolto, in cui il medico si mette sullo stesso piano del cittadino e ne facilita la condivisione del proprio vissuto (anche se non attuale e quindi profondamente radicato nella nostra memoria). Ci sono quindi tutti i presupposti per parlare anche questo caso di Medicina Narrativa.
Si è infatti constatato come, spesso e volentieri, si trattasse di un malessere fisico profondo, a cui nessun esame clinico sapeva dare una spiegazione. Nessun esame avrebbe potuto mai fare emergere una motivazione biomedica per una problematica fortemente correlata ad una sintomatologia da stress profondo quale quella a cui si va incontro quando una persona subisce vessazione psicologica o fisica. Solo un approccio di accoglienza emotiva ha più volte innescato un immediato percorso di guarigione in quanto prende in considerazione i veri meccanismi che ne sono alla radice.

In tutti questi anni di attività del centro, il Dr. Schinco ha potuto constatare come la difficoltà primaria per dare una svolta ad una situazione critica sia proprio la denuncia della violenza. Non solo dal punto di vista umano e clinico, come lui stesso ha sottolineato, si tratta di un presupposto senza il quale è impossibile dare un seguito giudiziario e restituire serenità all’individuo e creando chiari presupposti per il miglioramento della sua qualità di vita. Fondamentale per chi si recava in ospedale per ricevere assistenza, è l’essere messo nelle condizioni di ammettere l’esistenza di un problema sia esso direttamente o indirettamente correlato alla motivazione clinica. Sostenere la persona vittima di violenza quindi diventa accogliere le paure e le angosce, adoperarsi per la risoluzione delle problematiche cliniche insorte, per poi prodursi in una assistenza mirata attraverso una rete di enti che offrono servizi di aiuto e di ospitalità.

Non meno importante, infatti, è il danno generazionale collegato a questo tipo di vicende. Tutti coloro che assistono o sono comunque parte integrante di contesti in cui è presente una qualche forma di violenza, specialmente se bambino o adolescenti, finiscono per immedesimarsi in uno dei modelli proposti dal dualismo instauratosi tra gli adulti divenendo nella sua vita di tutti i giorni “vittima” o “carnefice”. Divengono quindi anche loro soggetti degni della medesima attenzione se non maggiore per evitare l’instaurarsi di comportamenti che ne pregiudichino lo stato di salute complessivo (disturbi alimentari, cognitivi, etc).

L’impegno a formare all’interno del personale sanitario una adeguata coscienza del fenomeno, dei diritti e dei doveri che si hanno nei confronti delle persone che subiscono questo tipo di vessazioni continua. Ringraziamo il nostro ospite per la sua testimonianza ma, soprattutto, per il suo operato quotidiano.

Andrea Robotti Fuzzy Project

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