Medicina Narrativa: Ascoltare non costa nulla. Intervista a Rita Charon

Ieri è stata pubblicata su L’Espresso un’intervista a Rita Charon, fondatrice della Medicina Narrativa è docente di Clinica medica e direttrice del programma di Medicina Narrativa della Columbia University di New York. Qui di seguito vi riportiamo alcune delle sue parole: La medicina moderna agisce sotto la spinta perenne della velocità da un lato, e degli aspetti tecnici dall’altro, concentrandosi sulla patologia a scapito della malattia, dell’affezione nel senso più ampio del termine. La capacità di ascoltare e rispettare i malati nel momento della loro sofferenza è assai difficile da insegnare e da imparare, e richiede più tempo e denaro rispetto all’insegnamento e all’apprendimento di un atto medico o strumentale: per questo non molti amministratori o politici sono entusiasti all’idea di promuoverla. In altre parole, il mestiere del medico oggi è condizionato, deformato dall’avidità, e in questo contesto non c’è molto interesse a promuovere un approccio culturale che rende poco e che richiede investimenti.

Potete leggere l’intero articolo de L’Espresso qui.

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4 risposte a Medicina Narrativa: Ascoltare non costa nulla. Intervista a Rita Charon

  1. Assolutamente d’accordo! Purtroppo la Medicina Narrativa non è troppo praticata in Italia.

    • Manuela scrive:

      Effettivamente rispetto all’estero la Medicina Narrativa in Italia deve ancora fare il grande passo. Ma come avrà visto dalle esperienze che di tanto in tanto mettiamo in luce attraverso il nostro blog, qualcuno si sta dando da fare in questo senso.

  2. grazia scrive:

    Salve,
    io sto studiando il tema della NBM e non riesco ancora a rispondere a una domanda di fondo: come fa un ottimo medico ad essere anche un ottimo psicologo? Ovvero: è pensabile poter semplicemente “aggiungere” un percorso parallelo alla EBM (la NBM), o bisogna destrutturare alla base la EBM? Potrei immaginare che un medico che si occupi di malattie croniche possa nel tempo sviluppare la capacità d’ascolto e comprensione delle storie di malattia dei propri pazienti, ma ad esempio come potrebbe il medico/infermiere/operatore sanitario porsi “in ascolto” in una situazione d’emergenza? O un medico di base nella propria quotidianità, fatta di orari da rispettare e molte persone da seguire? Rita Charon e alcuni come lei sono probabilmente un’eccezione? Sono particolarmente intelligenti ed empatici? Non riesco ad immaginare che possano esistere medici in grado sia di salvare vite che di salvare anime. Ripeto, sto studiando l’argomento quindi le mie non sono critiche sterili: vorrei capire. Non è paradossale questo procedere in parallelo della NBM e EBM? Non dovrebbero piuttosto essere integrate, sin dall’inizio del percorso di studi degli studenti in medicina?

    • Manuela Ciancilla scrive:

      Salve Grazia,
      la sua osservazione è valida e ritengo che non ci sia una risposta univoca a questa. Tutto varia rispetto alla situazione e ai contesti. Ci possono essere ambiti in cui la figura professionale di reparto può entrare in contatto con il mondo della Medicina Narrativa e fare propri determinati principi all’interno del suo stesso operato quotidiano. Ve ne sono altri, come quello dell’emergenza, in cui ovviamente questo aspetto è meno rilevante. Si tratta proprio di andare a lavorare sul singolo momento e sul singolo individuo.

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