Medici umani, pazienti guerrieri

medici_umani_pazienti_guerrieri_bonadonnaUna medicina più etica, è questo che rivendica, in “Medici umani, pazienti guerrieri. La cura è questa” Gianni Bonadonna, oncologo di fama internazionale, che ha dedicato la sua vita alla medicina, alla ricerca della cura del cancro. Un ictus gli ha stravolto la vita: divenuto così paziente ha iniziato un processo di rivalutazione della figura medica e ha preso coscienza delle lacune della medicina del XXI secolo.

Una medicina che si è lasciata completamente stravolgere dalla ricerca e dalla tecnologia, che si è focalizzata sulla malattia e non sul malato, che ha come solo obiettivo quello della guarigione e non quello della cura. Tecnologia che ha influito anche sui pazienti, i quali si ritrovano sempre più a ricercare soluzioni alternative e supporto online, sul web, sui social network.

Ma la tecnologia non è l’unico tarlo della medicina di oggi. “La burocrazia frena gli entusiasmi dei giovani, la politica spesso li avvilisce, la routine spegne la passione e la corsa ai facili guadagni corrode una professione che un tempo si chiamava arte, l’arte del curare.

Bonadonna chiede ai medici di riprendere possesso della propria professione, “tocca ai medici dire che il paziente non è una moneta di scambio per alzare il fatturato dell’impresa”. Una rivoluzione che deve partire dalle università, dove è necessario che gli aspiranti medici siano educati all’ascolto, al dialogo e all’umanità, tutti principi su cui si poggiano le basi della Medicina Narrativa. Una rivoluzione che deve assolutamente passare dalle direzioni generali degli ospedali, oggi vere e proprie industrie volte al profitto. Una rivoluzione che deve portare alla rivalutazione del medico di famiglia, unica figura che può realmente instaurare un rapporto saldo e duraturo col paziente.

Creare un rapporto con il paziente, inoltre, rilascia al medico una consapevolezza di come rapportarsi a lui in termini non solo emotivi ma anche medici, di cura. “Solo conoscendo il paziente, la sua forza e la sua debolezza, si può sapere quando un paziente può sopportare riguardo alla sua terapia e il suo destino; quanto si può dirgli delle terapie e della sua prognosi”.

L’arte medica deve essere composta da una sintesi equilibrata tra umanità e conoscenza scientifica, che resta comunque una componente essenziale ed indispensabile: Medicina Narrativa e medicina basata sull’evidenza devono coesistere.

L’umanità dei medici è data dalla capacità di dialogare, perché solo “dialogando si impara a condividere esperienze e sentimenti”; dalla volontà di assistere il paziente, di accompagnarlo durante la malattia, anche quando non c’è più niente da fare; dall’empatia, che “vuol dire trasmettere e ricevere fiducia, sentirsi capiti, mettersi nei panni dell’altro. Si può anche semplificare: perché empatia alla fine significa dare”.

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