H.story e la medicina narrativa sulla Stampa di Torino

Così i torinesi esorcizzano la morte

Così Marco Accossato intitola il proprio articolo per la Stampa di Torino uscita il 12 aprile. Potete rileggere l’intero articolo qui.

” Storie di attesa, attimi di sconforto, di disperazione, sprazzi di speranza. Una poesia, una frase, le parole di una canzone o semplicemente un «Buona notte papà, ti voglio bene».

All’ingresso del reparto di Terapia intensiva del San Giovanni Bosco un quaderno ad anelli raccoglie da un anno le emozioni dei parenti e degli amici dei ricoverati: «Ciao mamma, come un fulmine a ciel sereno venerdì sei arrivata qui. E ora stiamo aspettando che ritorni il sole, che ritorni tu. Dopo un temporale che ti sconvolge, che fa piovere dagli occhi, sto aspettando di incrociare il tuo sguardo». […]

Il diario è un modo per non troncare la rete di affetti: «Scrivere “buona notte” prima di andare a casa è come rimanere accanto a chi è ricoverato». E’ un modo per condividere, per continuare a comunicare anche nel silenzio di un sonno profondo. Ma è anche un aiuto per chi si prende cura del paziente: «Rileggendo ciò che viene scritto comprendiamo che cosa prova un parente mentre il malato è lì, nell’anticamera di una cura. E questo ci aiuta a non concentrare tutta l’attenzione soltanto sul ricoverato, ma pensare anche a chi ogni giorno spera in un miglioramento o aspetta un evento tragico a volte inevitabile».”

Il diario di H.story a Torino

Il dottor Giuseppe Naretto riassume in poche e semplici parole quelli che erano gli obiettivi che volevamo raggiungere con il nostro progetto e che lui e il suo staff del reparto di Terapia intensiva del San Giovanni Bosco di Torino sono riusciti ad ottenere.

Solo pochi giorni fa avevamo appena pubblicato sul nostro blog una scheda sul progetto stesso, dedicandogli un’intera pagina: H.story in rianimazione e offrendo la possibilità di scaricare la nostra intervista realizzata qualche tempo fa al dottor Naretto.
Oltre a consigliarvi di leggere l’articolo su la Stampa.it, potete anche scaricare un documento in cui sono state riportate molte delle storie riportate nei diari di Torino qui.

“Ogni giorno, dallo scorso giugno a oggi, un figlio, una moglie, un marito, un padre o una fidanzata hanno lasciato un’emozione, una preghiera, una pagina di diario intimo che tutti possono leggere per non sentirsi soli nell’angoscia, per trovare anche un solo motivo per cui sperare, per cercare conforto. O per darlo. […]

Sei libri, decine di pagine, centinaia di frasi.

Ringraziamo Marco Accossato per l’articolo e tutto il reparto di Terapia Intensiva per il loro supporto e per il loro oneroso impegno.

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