Medicina, fede, etica e diritti

Anche i medici vogliono riacquistare il rapporto umano con i loro pazienti.

Una breve recensione del libro di Ignazio Marino
Nelle tue mani. Medicina, fede, etica e diritti.

Ignazio Marino - Nelle tue Mani - Einaudi

“Ricordo un episodio che mi capitò a Palermo. Quel giorno faceva un caldo insopportabile, all’esterno una temperatura che arrivava quasi a quaranta gradi, e il reparto del centro trapianti, dove l’aria condizionata era regolata sui diciotto gradi sul termometro americano, rappresentava a suo modo un’oasi si sollievo dalla torrida calura estiva. Andai a salutare Domenico, un uomo di cinquant’anni di Caltanisetta che qualche giorno prima era stato sottoposto a un trapianto di rene da donatore vivente, grazie alla generosa donazione di un organo da parte della moglie Marzia. […] Il paziente aveva la febbre da diverse ore, i globuli bianchi elevati erano il sintomo di un’infezione e si lamentava di dolori alla pancia. Decisi di procedere con una serie di controlli: la vena e l’arteria dell’organo trapiantato erano a posto, il flusso del sangue non rappresentava problemi, non c’erano infezioni urinarie o respiratorie, frequenti tra le persone ricoverate in ospedale. Forse era l’inizio di una reazione di rigetto, ma non avendo alcuna certezza chiesi un consulto con gli altri specialisti per approfondire la questione. Nella sala riunioni arrivarono due chirurghi, uno specialista di terapia intensiva, un nefrologo, un inffettivologo e ognuno espose le sue idee: ipotesi diverse, casi clinici del passato, le ultime novità della letteratura scientifica. Dopo un’ora e mezza di discussione e nessun accordo sul da farsi, decidemmo che la cosa più opportuna era di effettuare una nuova visita al paziente. Entrando nella sua stanza incontrammo Stefania, un’infermiera abile e competente […]. “Buongiorno, come va il nostro Domenico? chiesi ostentando un tono rassicurante.

Non bene, ha l’appendicite” rispose Stefania con sicurezza. Rimanemmo tutti in silenzio annuendo, nessuno voleva ammettere che non eravamo stati in grado di fare la diagnosi giusta, la più ovvia. Ci eravamo concentrati sull’analisi di complicanze rarissime e avevamo sottovalutato aspetti che quell’infermiera aveva invece osservato con molta semplicità: il paziente non mangiava più, non voleva bere il succo di frutta, aveva la nausea e accusava un forte dolore proprio nel punto in cui si trova l’appendice.”

Questo è uno dei tanti episodi raccontati da Ignazio Marino nel libro “Nelle tue mani”, che propone una fotografia del mondo sanitario sotto tutti i punti di vista (dalla professione del medico all’analisi delle strutture sanitarie). Non poteva mancare, quindi, una parte relativa alla crisi di ruolo che la professione medica sta vivendo. Una crisi che deriva in buona parte, secondo Marino, dal dominante influsso della tecnologia. Nessuno mette in discussione i vantaggi portati dalle nuove scoperte sulle terapie e sulle cure, ma non vi è dubbio che questi abbiano anche stravolto il rapporto umano, intimo e particolarissimo, che vi è da secoli tra il medico e il suo paziente.

“… è probabile che se un paziente ricoverato in ospedale non riesce a dormine perché spaventato e teso, il medico gli prescriverà un sonnifero; molto difficilmente si fermerà a parlare con lui per chiedergli il perché delle sue ansie e cercare di tranquillizzarlo con la sua presenza. In entrambe le situazioni il sonno arriverà, ma i percorsi per raggiungere l’obiettivo sono stati molti diversi”.

L’errore non sta dunque nella tecnologia in sé, ma nel modo in cui è stata introdotta e valorizzata.

“Partiamo dalle facoltà di medicina: quante ore sono dedicate all’apprendimento di nozioni e tecnologie sofisticate? Tantissime. Quante ore all’apprendimento del modo con cui colloquiare con i pazienti? […] Zero.”

Questa tendenza si deve invertire: si deve trovare un giusto equilibrio tra tecnologie sofisticate e rapporto umano, perché solo così si può migliorare la cura e la vita del paziente. Come gia vi abbiamo riportato in alcuni dei nostri ultimi post, la Medicina Narrativa sta facendo i suoi passi all’interno del mondo universitario e della didattica, cercando quindi di porre rimedio a questa problematica.

Non ci stancheremo mai di dirlo (noi come tutti gli esperti che hanno condotto vari studi scientifici che dimostrano ciò): lo stato d’animo delle persone influenzi i risultati delle terapie; per questo, e semplicemente per migliorare la qualità della degenza dei pazienti, il medico deve rivalutare la sua figura e decidere di investire un po’ del suo tempo nella conoscenza del paziente.

Ignazio Marino è un famoso chirurgo specializzato in trapianti d’organo a livello internazionale. Oggi è anche membro della Commissione igiene e sanità e Presidente della Commissione parlamentare d’inchiesta sull’efficacia e l’efficienza del Servizio Sanitario Nazionale.

Grazie a Global Citizens Foundation per l’immagine poco sopra.

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